vivo un rientro lento nell'equilibrio di un paio di stagioni da rendere sequenziali come un fumetto di Will Eisner.
Equilibrio di due stagioni che, pensando a quelle scorse, ed intendo autunno ed inverno, han portato un po' di evacuazioni scritte qui nel silicio.
Evacuazioni spesso meno controverse di una volta, segno di acqua che scorre senza intoppi.
E l'acqua che scorre crea sempre nuovi corsi, non un fiume placido, ma un percorso accidentato fatto di scontri con la roccia di valli impervie dove scavare tenacemente il proprio corso è cosa possibile ma difficile quando si pensa: "voglio provare ad andare di là"
In questo fluire acquatico si perde anche sangue, le rocce sono dure e tagliano la pelle, mi porto dietro ancora vecchie contusioni nere di pece coperte da spessi calli protettivi che, squarciandosi alla curva secca, si risvegliano urlando. E prova ad immaginare i tonfi a lato del torrente in piena, a quali santi apparengono.
Il torrente che scorre è la nascita, l'ennesima.
Quella che dopo i passati da dimenticare, fa riscoprire il sole come elemento nuovo, andando avanti ho perseguito la ricerca dei continui cambi di prospettiva visiva sulle cose, credo mi permetta miglior senso critico e sapori variegati.
I liquidi sensi che negli ultimi mesi invadono il cuore, hanno il ritmo e l'armonia della felicità, non posso negarlo a me stesso sebbene conosca l'essenza primordiale e sconosciuta di questa cosa. Sono curioso, molto curioso, immaturamente curioso.
Mi sorprendo a reagire su cose di cui credevo di avere controllo.
Bologna, una giornata splendida di sole, una panchina in zona parco della Montagnola, il tepore dei miei pensieri ha uno schianto alla visa di una siringa dentro la vena di una mano a due passi da me. Mi viene la nausea, mi si contorce lo stomaco per qualche minuto. Non era il momento per vedereuna cosa del genere, in quel momento avevo il cuore aperto, esposto, ero in assetto soddisfatto, il cuore allo stato brado per una giornata iniziata bene (e qui, se l'inizio di una giornata è condizionato dall'incrociare stupendi occhi blu mare, la dice lunga su quanto il torrente stia cambiando l'ecosistema della vallata).
Il disagio dura poco, una piccola distrazione e il torrente riprende deciso il suo corso.
Il titolo è evidentemente agli antipodi, niente di fondamentale comunque, spazio per due parole che hanno innescato questo post a specchio
Equilibrio di due stagioni che, pensando a quelle scorse, ed intendo autunno ed inverno, han portato un po' di evacuazioni scritte qui nel silicio.
Evacuazioni spesso meno controverse di una volta, segno di acqua che scorre senza intoppi.
E l'acqua che scorre crea sempre nuovi corsi, non un fiume placido, ma un percorso accidentato fatto di scontri con la roccia di valli impervie dove scavare tenacemente il proprio corso è cosa possibile ma difficile quando si pensa: "voglio provare ad andare di là"
In questo fluire acquatico si perde anche sangue, le rocce sono dure e tagliano la pelle, mi porto dietro ancora vecchie contusioni nere di pece coperte da spessi calli protettivi che, squarciandosi alla curva secca, si risvegliano urlando. E prova ad immaginare i tonfi a lato del torrente in piena, a quali santi apparengono.
Il torrente che scorre è la nascita, l'ennesima.
Quella che dopo i passati da dimenticare, fa riscoprire il sole come elemento nuovo, andando avanti ho perseguito la ricerca dei continui cambi di prospettiva visiva sulle cose, credo mi permetta miglior senso critico e sapori variegati.
I liquidi sensi che negli ultimi mesi invadono il cuore, hanno il ritmo e l'armonia della felicità, non posso negarlo a me stesso sebbene conosca l'essenza primordiale e sconosciuta di questa cosa. Sono curioso, molto curioso, immaturamente curioso.
Mi sorprendo a reagire su cose di cui credevo di avere controllo.
Bologna, una giornata splendida di sole, una panchina in zona parco della Montagnola, il tepore dei miei pensieri ha uno schianto alla visa di una siringa dentro la vena di una mano a due passi da me. Mi viene la nausea, mi si contorce lo stomaco per qualche minuto. Non era il momento per vedereuna cosa del genere, in quel momento avevo il cuore aperto, esposto, ero in assetto soddisfatto, il cuore allo stato brado per una giornata iniziata bene (e qui, se l'inizio di una giornata è condizionato dall'incrociare stupendi occhi blu mare, la dice lunga su quanto il torrente stia cambiando l'ecosistema della vallata).
Il disagio dura poco, una piccola distrazione e il torrente riprende deciso il suo corso.
Il titolo è evidentemente agli antipodi, niente di fondamentale comunque, spazio per due parole che hanno innescato questo post a specchio









